Le grotte delle Grigne

 

 

Molti tra gli escursionisti, alpinisti e scialpinisti che ogni anno e in ogni stagione percorrono la Grigna Settentrionale si saranno chiesti quanti siano e dove portino gli innumerevoli buchi che ne costellano la superficie. Formate dalla reazione chimica di acque rese acide dalla CO2 sulle rocce calcaree e dolomitiche delle Grigne, alcune di queste grotte hanno sviluppi di diversi chilometri, e profondità che superano i 1000 m: questo fa del Grignone una delle aree carsiche più importanti d’Italia, con alcune delle grotte più profonde d’Europa.

 

 

La Giazzera di Moncodeno (foto Cai Cusano Milanino)

 

Le grotte del Grignone si sono formate dapprima per l’azione di acque calde provenienti dal basso, poi per l’azione di acque piovane su un grande altopiano in ambiente tropicale, mentre si andavano formando le valli che ora modellano il paesaggio attuale. L’arrivo dei ghiacciai le ha quindi riempite di detriti e ghiaccio, e ne ha scoperchiato le parti più superficiali, creando il complesso paesaggio montano della Grigna. Le cavità mappate sono circa 1100, con uno sviluppo complessivo che supera gli 82 km: per lo più abissi verticali, con successioni di grandi pozzi a volte profondi più di 100 m, intervallati da stretti e disagevoli meandri, percorsi da torrenti interni e corsi d’acqua nelle parti più profonde.

L'accesso è possibile solo a speleologi esperti. Ma alcune grotte più agevoli sono state utilizzate per secoli come ghiacciaie: ancora nell'Ottocento dalla Giazzera del Moncodeno il ghiaccio veniva prelevato e inviato a Milano.

 

 

 

 

 

 

 

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